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Stipsi femminile - Progetto EVA

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progetto EVA

Focus donna: progetto EVA
Filo diretto con i ginecologi e colon-proctologi


Occuparsi della salute delle donne è un compito complesso che richiede un'analisi dello stato di benessere globale delle pazienti, una considerazione volta a esaminarle nella loro interezza, aumentandone, possibilmente, la qualità della vita (QoL). Soprattutto quando intervengono fattori che ne determinano un forte scadimento, come avviene nel caso delle disfunzioni del pavimento pelvico nei confronti delle quali si richiede una sempre maggior attenzione da parte di chi si occupa di salute "in rosa", in primo luogo il ginecologo. È questa la finalità del progetto EVA: aumentare la consapevolezza riguardo a questo tipo di disturbi in chi ha un rapporto privilegiato con il sesso femminile, perché si tratta di argomenti particolarmente delicati con i quali, però, le donne si confrontano molto spesso. Secondo dati statunitensi, infatti, nelle donne over 20, quasi il 24% manifesta almeno 1 disturbo a livello pelvico, più spesso incontinenza urinaria, incontinenza fecale e prolasso uterino.1 Tra i 50 e i 70 anni, un elevato numero di soggetti di sesso femminile va incontro a questi disturbi.2 In Italia, nel 2009 le donne interessate da patologie pelviche erano circa 3.300.000 e si stima che raggiungeranno quota 4.300.000 circa nel 2020.
Fattori di rischio noti comprendono l'età, il numero dei parti per via vaginale (il parto cesareo non costituisce un fattore di rischio3), l'obesità o il sovrappeso.
Anche la stipsi può far parte di questo tipo di disfunzioni: interessa entrambi i sessi (18% della popolazione), ma la prevalenza nelle donne è circa doppia (25%) rispetto a quella nell'uomo (11%), sebbene le differenze tendano a livellarsi con il passare dell'età. Un terzo di chi ne soffre si rivolge al medico o al farmacista per risolvere il problema: dati recenti mostrano come il 27% dei pazienti italiani con stipsi effettui una colonscopia o il clisma opaco, mentre il 21% la sola colonscopia.4
La stipsi cronica è classificata in base a meccanismi patogenetici distinti che però mostrano ampie zone di sovrapposizione. Le sfaccettature del disturbo sono molteplici, ma la sua diffusione lo rendono un problema da non sottovalutare, per il quale esiste una gradualità negli interventi terapeutici da intraprendere. Oltre ai ginecologi se ne occupano anche i colon-proctologi, che forniscono un ulteriore supporto per la sua risoluzione, come dimostra l'esperienza di una collaborazione di successo intrapresa ormai da anni tra la dott.ssa Filomena Improta, ginecologa, e il dott. Claudio Toscana, chirurgo colon-proctologo nella città di Roma.


Bibliografia

1.
Nygaard I, et al. JAMA 2008;300:1311-16.
2. Luber KM, et al. Am J Obstet Gynecol 2001;184:1496-503.
3. Kepenekci I, et al. Dis Colon Rectum 2011;54:85-94.
4. http://www.simg.it/Documenti/Rivista/2008/05_2008/7.pdf